Il canto tormentato di chi ha dovuto, per necessità, lasciare la propria terra, alla ricerca di un benessere altrimenti impossibile.Ma è davvero così?…
…poveri ma belli noi poeti
appiedati in questa periferia
d’una periferia senza riferimenti
le nostre notti musica e parole
senza dormire mai
come i grilli nell’erba
è da quell’alba chiara
ne son corsi di giorni e litanie
che aspettiamo un segnale una cometa
un motivo dei Beatles che graffi
in chiave romantica un disco di vinile
un Eurostar fermo per incoerenza
sulla curva del Capo alla scogliera
una marea che ci discopra l’istmo
dell’ultima certezza a saldo
d’una definitiva ritornanza
una voce dall’isola sommersa
dalla marea degli amori scordati
il richiamo a spirale
di una vuota conchiglia
che la tempesta sputò sul litorale
ma a chi ritorna qui resta soltanto
un filo di voce per chiamare
i morti per nome ad uno ad uno
loro… storie perdute memorie ritrovate
noi… storie ritrovate memorie perdute
si sono ormai perse nell’oblio
le ragioni che ci spinsero a partire
se pensammo che forse era già tardi
per recuperare la speranza
assemblare le tessere musive
e mettere insieme un altro giorno
un altro amore un altro arcobaleno
apre solchi profondi la fame
ma quella dei figli è ben più grande
e il cuore si fa pietra dentro al petto
se non abbiamo saputo seminare
nella tua zolla generosa e scura
il seme del pane e ce ne andammo via…
perdonaci, o Terra…